Palazzina di Caccia di Stupinigi

Doppio corpo (L'uscità di Noè dall'Arca)

Dati tecnici

N° InventarioSTU1007
OggettoCASSETTONE
AutoreAttribuito a Pietro Piffetti
Materia e Tecnicalegno/ intaglio, bronzo/ doratura, legno/ lastronatura in palissandro, avorio/ intarsio, avorio/ incisione, legno/ lastronatura in bosso
MisureA 218.6 cm, La 111 cm, P 48 cm, Le misure dei singoli corpi sono: Cassettone: cm 100,6x112x48 Alzata: cm 118x91x31
ProvenienzaMoncalieri, Castello

Notizie Storico Critiche

L'opera è registrata negli inventari ottocenteschi del Castello di Moncalieri, collocata nello Studio dell'Appartamento Reale a pendant dell'altro “doppio corpo” con la caccia al cervo, fino a quando, nel 1926, entrò a far parte del costituendo Museo dell'Ammobiliamento di Stupinigi. L'arredo venne scelto in qualità della sua attribuzione a Pietro Piffetti di cui il museo doveva diventare principale sede di raccolta di opere, secondo il progetto di Augusto Telluccini, che avviò gli studi moderni sul grande ebanista torinese. In occasione della Mostra del Barocco Piemontese, il mobile venne ricondotto da Vittorio Viale all'ambito torinese di ebanisti che lavorarono nei cantieri di corte accanto a Piffetti intorno alla metà del Settecento. La raffigurazione centrale della ribalta del corpo inferiore rappresenta l'uscita di Noè dall'arca i cui tratti stilistici risultano fortemente alterati dalle abrasioni superficiali e dalle grossolane integrazioni dell'incisione, concentrate purtroppo sui volti dei personaggi, imputabili a interventi precedenti. Pochi particolari preservati presentano tuttavia una buona qualità incisoria ravvisabile ad esempio nel tratto preciso e sottile dei pavoni che volano sulle teste dei personaggi sulla sinistra della scena o nel leone accucciato in basso a destra. Suggerisce qualche perplessità il posizionamento della bocchetta della serratura di apertura della ribalta, che si inserisce bruscamente sulla placca in avorio recidendo la testa alla colomba centrale e occultando parte del cartouche in avorio di raccordo con l'incorniciatura della placca. È già stato notato come il mobile riporti alcuni elementi decorativi ricorrenti nella produzione stilistica di Piffetti, soprattutto delle prime opere realizzate per la corte dopo l'assunzione dell'incarico regio nel 1731. L'incorniciatura in avorio inciso dei tre cassetti ricorda moltissimo, seppure con rapporto di disegno diverso, quella dei cassetti della scrivania realizzata entro il 1734 per il Gabinetto del Pregadio della Regina in Palazzo Reale (R. Antonetto, 2010), così come il motivo della partitura verticale laterale ai cassetti, con mazzi di campanule, che si ritrova sul piano della stessa scrivania e l'elemento decorativo del fianco dell'alzata, con vaso di fiori, ripetuto anche sui fianchi del cassettone di Stupinigi. Gli intarsi verticali in avorio posti sugli smussi del corpo superiore sono stati posti in analogia invece con l decorazioni della libreria del Quirinale e con altri arredi di collezione privata rintracciati da Antonetto.

Bibliografia

  • S. De Blasi, Scheda 3, in Il restauro degli arredi lignei. L'ebanisteria piemontese: studi e ricerche, a cura di C. E. Spantigati, S. De Blasi, Firenze 2011, pp. 79-85
  • R. Antonetto, Il mobile piemontese nel Settecento, Torino 2010, I, pp. 274-275, n. 76
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