Palazzina di Caccia di Stupinigi

Paravento con scene di vita orientale

Dati tecnici

N° InventarioSTU0136
OggettoPARAVENTO
AutoreAmbito di Giuseppe Maria Bonzanigo
Materia e Tecnicaseta/ taffetas dipinto, seta/ raso liseré lanciato, legno di noce/ intaglio, seta/ lampasso
MisureA 141.5 cm, La 220 cm, P 3.3 cm, pannello inferiore altezza 56 larghezza 45.5; pannello superiore altezza 58 larghezza 45.5
ProvenienzaTorino, Palazzo Reale (ante 1908)

Notizie Storico Critiche

Il paravento, composto da quattro pannelli, rappresenta un’importante testimonianza dell’incontro tra l’ebanisteria piemontese e il gusto esotico che caratterizzò la decorazione d’interni tra il XVIII e il XIX secolo. Ciascun pannello è rivestito sul fronte da seta dipinta con scene orientali, mentre il retro è foderato in lampasso sgargiante su fondo neutro, probabilmente risalente all’Ottocento. L’arredo è impreziosito da una ricca cimasa dorata e finemente intagliata con motivi fitomorfi. La disposizione della struttura suggerisce che essa sia stata concepita intorno a un tessuto preesistente, come si evince dalla coincidenza della partizione intermedia con il cambio di scena sul taffettà sottostante. Un dettaglio di particolare interesse si trova sulla parte superiore di uno dei pannelli in taffettà avorio, dove sono visibili i punti di cucitura di una mantovana, forse originariamente pensata per completare l’arredo. Questo elemento trova riscontro nei paraventi delle anticamere degli Appartamenti del Re e della Regina a Stupinigi, databili tra il 1776 e il 1786. Storicamente, il paravento era in uso nella Sala degli Staffieri di Palazzo Reale a Torino, come attestato nell’inventario del 1880. Nel 1908 viene trasferito a Stupinigi, destinato agli ambienti della regina Margherita e attribuito a Giuseppe Maria Bonzanigo. Tale attribuzione, tuttavia, non è più confermata nei successivi inventari del 1926 e del 1963.

Bibliografia

  • S. Damiano, in La Reggia di Venaria e i Savoia. Arte, magnificenza e storia di una corte europea, Torino 2007, II vol., pp. 242-243, n. 14.2
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